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«Il 2025 si è concluso con l’assegnazione del premio “ECOVANDALO” al progetto della cabinovia, il 2026 si apre con la decisione della Giunta comunale di ricorrere al Consiglio di Stato contro le sentenze emesse dal Tribunale Amministrativo Regionale nel 2024 e 2025 - così il Comitato NoOvovia apre la conferenza stampa di inizio anno, in cui fa il punto sull’iter dopo la pausa ironica della serata cinema e libri, analizzando la scelta del Comune di ricorrere al Consiglio di Stato -. Da una parte un ulteriore rilievo dell’assurdità di questo progetto a livello nazionale, dall’altra parte un’Amministrazione pubblica che, oltre ad avere ignorato leggi, normative, regolamenti, in spregio a qualsiasi rispetto per il bene pubblico, continua a lavorare contro i residenti nella zona interessata dall’opera e la maggioranza dell’opinione pubblica. Nel frattempo, i costi di questa ostinazione continuano a ricadere sul bilancio comunale e quindi su tutti i cittadini. Riteniamo che la recente decisione di ricorrere al Consiglio di Stato non dipenda dalla fiducia di poter ottenere un'improbabile sentenza positiva, ma sia dovuta alla volontà di dimostrare alle imprese, cui è stato affidato il progetto, di aver avviato tutte le azioni possibili per favorirne l’esecuzione. In pratica un tentativo di auto-assolvere il proprio operato per non incorrere nelle pesanti penali previste dal contratto». Uno stallo che non si è definitivamente risolto con la delibera di Giunta comunale della scorsa settimana, stante che la Regione non si è ancora pronunciata in merito: «Di fatto dopo 4 anni, siamo abituati alla strategia usata dai nostri Amministratori di rinviare il più possibile il confronto con la realtà, quando si dovrà prendere atto della situazione amministrativa e giuridica della cabinovia dopo le ripetute sentenze - prosegue il coordinatore del Comitato, William Starc -. Stiamo aspettando di capire cosa farà la Regione, soggetto responsabile della VINCA, posto che i pronunciamenti occasionali del Presidente a mezzo stampa non fanno chiarezza sulle reali intenzioni di un ricorso regionale in appoggio a quello comunale. Questa protratta indeterminatezza fa sospettare delle divergenze di opinioni tra i due Enti». E continua a essere incerta anche la situazione economica. «Sotto il profilo economico - evidenzia Starc - bisogna tener conto che un’opera presentata inizialmente senza costi per le casse comunali ora è a carico delle medesime, con la certezza che i costi, stimati nel 2023, subiranno consistenti incrementi di prezzo derivanti dall’inflazione e dagli aumenti delle materie prime. Ritenevamo che la decisione del Sindaco di avocare a sé la pratica, consentisse il necessario ripensamento del tutto, posto che è stato lui il primo a promettere che la realizzazione dell’opera non sarebbe gravata sulle tasche dei cittadini». Sempre sul lato economico, il Comitato sottolinea che il Comune di Trieste, pur disponendo di una qualificata avvocatura interna, si è avvalso dello stesso studio professionale esterno che ha curato i ricorsi persi in giudizio, che ha comportato finora un impegno di spesa pari a 156 mila €. Allo stesso studio è stato ora affidato l’incarico per ricorrere al Consiglio di Stato, per un impegno di 55 mila €. Questi costi vengono posti a carico del bilancio comunale e quindi ai cittadini contribuenti. «Denunciamo, ancora una volta, l’esitante e contraddittorio procedere della Giunta Comunale, che potrebbe ancora avvalersi dell’istituto del Referendum per consentire il pronunciamento dei cittadini - conclude il Comitato -. Una volta conosciuti i contenuti del ricorso, procederemo, coerentemente con quanto fatto finora, facendo tutto quanto in nostro potere per fermare definitivamente questo progetto inutile, impattante, insostenibile, insicuro, illegittimo».
Per il Comitato NoOvovia
Dott. Arch. William Starc
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