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TRIESTE / UDINE - Oltre 7mila lavoratori coinvolti da crisi aziendali secondo l'Osservatorio Industria della CISL

Aggiunto il: 13/03/2026
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Sono oltre 7mila i lavoratori del Friuli Venezia Giulia direttamente coinvolti in situazioni di crisi aziendale, secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Industria della CISL Friuli Venezia Giulia. Il monitoraggio prende in esame 64 imprese nelle quali il sindacato è presente e mostra che, su circa 15mila addetti complessivamente occupati, circa la metà dei dipendenti è interessata da misure legate a difficoltà produttive. Il comparto più colpito risulta quello metalmeccanico, con 47 aziende in difficoltà, mentre criticità si registrano anche nei settori del commercio, del legno, dei grafici e poligrafici, oltre che nel vetro, nell’edilizia e nel conciario. Tra le situazioni segnalate figura anche quella della Friulpress di Sesto al Reghena, recentemente ceduta a un fondo tedesco senza preavviso e senza il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali. Dal punto di vista territoriale le crisi si concentrano soprattutto nelle principali aree industriali della regione: la provincia di Pordenone raccoglie il 39% delle aziende interessate (25 imprese), seguita da Udine con il 36% (23 imprese), quindi dall’Alto Friuli con il 12%, da Gorizia con l’8% e da Trieste con il 5%. Lo strumento più utilizzato per affrontare le difficoltà resta la Cassa Integrazione Guadagni, segnale di una fase di rallentamento produttivo che coinvolge diversi comparti manifatturieri, mentre la causa principale delle crisi è indicata nella contrazione dei mercati, che riguarda 41 delle 64 aziende monitorate. Il segretario della CISL FVG Cristiano Pizzo ha inoltre evidenziato come il quadro economico possa essere ulteriormente aggravato dalle tensioni internazionali, in particolare da eventuali limitazioni del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi globali per il trasporto di petrolio e materie prime. Secondo Pizzo, un simile scenario potrebbe determinare nuovi aumenti dei costi energetici e delle forniture industriali, con conseguenze negative per le imprese energivore e per la manifattura regionale, già alle prese con margini ridotti e domanda incerta, rendendo necessario monitorare l’evoluzione della situazione internazionale e attivare politiche di sostegno a imprese e lavoratori per evitare che una crisi geopolitica si trasformi in una nuova emergenza industriale sul territorio regionale.

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