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L’Università Popolare di Trieste propone per i propri soci un’escursione culturale in programma sabato 28 marzo ad Aquileia e a Villa Manin di Passariano, con visita alla mostra “Confini da Gauguin a Hopper. Canto con variazioni”, guidata dalla docente di storia dell’arte Francesca Martinelli, che dopo averla già presentata con una conferenza molto partecipata all’Itis la introdurrà anche venerdì 20 marzo alle ore 18.15 presso la Comunità degli Italiani “Fulvio Tomizza” di Umago, offrendo una lettura critica e interpretativa del percorso espositivo; la partenza è prevista alle ore 9.00 da Piazza Oberdan a Trieste e la mattinata sarà dedicata alla visita di Aquileia, dove i partecipanti potranno ammirare la Basilica patriarcale, celebre per il suo vastissimo mosaico pavimentale paleocristiano tra i più significativi del mondo occidentale, mentre dopo la pausa pranzo e il trasferimento a Passariano, nel pomeriggio, a partire dalle ore 15.00, è in programma la visita guidata alla mostra a Villa Manin, sempre accompagnati dalla professoressa Martinelli, con rientro a Trieste nel tardo pomeriggio; per informazioni e iscrizioni è possibile contattare la segreteria dell’Università Popolare di Trieste dalle 10.00 alle 13.00 (dott.ssa Elisabetta Lago, tel. 040 6705211, email corsi@unipoptrieste.it), mentre la quota di partecipazione per i soci è di 60 euro; la mostra “Confini da Gauguin a Hopper. Canto con variazioni” riunisce oltre 130 opere tra dipinti e lavori su carta provenienti da importanti musei europei e statunitensi e da collezioni private e propone una riflessione sul concetto di confine come spazio fisico, simbolico, interiore e spirituale nella pittura tra Ottocento e Novecento, ampliando progressivamente il significato stesso di limite fino a immaginare l’universo come uno spazio aperto e in continua evoluzione, attraverso un itinerario che attraversa Romanticismo, Impressionismo e le ricerche dell’astrazione e che conduce il visitatore tra grandi protagonisti della pittura europea e americana, dai paesaggi ottocenteschi alle ninfee di Monet, dalle visioni atmosferiche di Turner e Constable fino agli espressionisti francesi e americani, in cui il paesaggio diventa luogo di riflessione sull’infinito visibile e invisibile, mentre una sezione importante è dedicata agli autoritratti, intesi come veri e propri paesaggi dell’anima, con artisti come Van Gogh, Gauguin, Munch, Giacometti e Bacon, e il percorso include inoltre esponenti della Hudson River School come Church, Durand e Kensett insieme a Winslow Homer, Böcklin, Hopper, Diebenkorn e Andrew Wyeth, in un continuo dialogo tra spazio esterno e dimensione interiore.
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