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Il consigliere regionale del Veneto Davide Lovat (Szumski Resistere Veneto) è intervenuto sul tema del fine vita, richiamando le recenti parole del Papa e invitando i colleghi del Consiglio regionale a una riflessione sulla coerenza tra convinzioni religiose dichiarate e posizioni politiche assunte.
Secondo Lovat, «Quello che oggi ha ribadito il Papa, in Spagna, è qualcosa che un politico che si dichiari cattolico non può che condividere, mentre chi sostiene il suicidio assistito si dichiara ufficialmente e apertamente non cattolico». Il consigliere ha aggiunto che in Consiglio regionale «ci sono consiglieri eletti in partiti che cercano il consenso dei cattolici, ma che si dichiarano favorevoli al suicidio assistito» e che tale situazione rappresenta una contraddizione che «ha a che fare con la propria coscienza». Per questo motivo ha invitato i colleghi «a un esame di chiarezza». Lovat ha inoltre affermato che «sul tema del “fine vita” l’incongruenza è inaccettabile» e che chi sostiene posizioni opposte rispetto a quelle dichiarate dovrebbe fare «outing del proprio “ateismo pratico”, se non altro per non prendere in giro gli elettori cattolici». Richiamando l’articolo 19 della Costituzione, ha sostenuto che i cittadini cattolici hanno pieno diritto di esprimere le proprie convinzioni nella vita pubblica. Ha quindi aggiunto: «Sono certo che, con Papa Leone, anche i nostri vescovi, guide indispensabili per la difesa della dignità umana, sono contro la “cultura dello scarto” e auspico che la loro voce non venga silenziata».Nel suo intervento il consigliere ha ribadito che «per i cattolici la difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà, perché ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza». Ha inoltre osservato che «quando questa certezza si offusca, i più vulnerabili sono le prime vittime e la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona». In conclusione, Lovat ha sostenuto che «la Regione del Veneto, promuovendo il “fine vita” e la cultura dello scarto, perderebbe la propria grandezza morale, soprattutto, nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare quelle vite segnate da maggiore fragilità».
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