TRIESTE - Roberti: "controlli al confine investimento per la sicurezza del Friuli Venezia Giulia"

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TRIESTE - Massolino sul Ripristino dei controlli alle frontiere:
Date Added: 10/06/2026
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«Oggi dall’assessore Roberti abbiamo avuto la conferma che la destra intende far diventare i controlli alla frontiera italo-slovena una misura permanente senza che ne sussistano i presupposti straordinari previsti dal diritto europeo e senza che vi siano evidenze della loro efficacia». Così la consigliera Giulia Massolino del gruppo consiliare regionale Patto per l'Autonomia-Civica FVG ha replicato alla risposta avuta oggi in consiglio regionale alla sua interrogazione sui costi e le motivazioni del ripristino dei controlli alla frontiera.

«La Giunta ha dichiarato di non conoscere i costi di questa operazione che, tra proroghe e rinnovi, è in corso dall’ottobre 2023, ma di essere invece informata sui risultati ottenuti: 280 arresti per traffico di esseri umani. Un'operazione in corso da quasi tre anni e che costa alle casse dello Stato 20 milioni (secondo quanto riportato dalla stampa nei giorni scorsi) ha, di fatto, portato soltanto a questo risultato, un dato peraltro in linea con quelli prima del 2023 e quindi non riconducibile al ripristino dei controlli. I numeri degli arrivi invece non sono certi, in quanto, come denunciato da Openpolis, il Ministero dell’Interno non pubblica un monitoraggio sistematico, a differenza di quanto avviene per gli sbarchi. Quel che è evidente è che i controlli non fermano la rotta balcanica, la rendono solo più invisibile e quindi insicura. E infatti gli stessi promotori della misura continuano quotidianamente a descrivere un'emergenza irrisolta, ammettendo implicitamente che quei controlli non stanno raggiungendo gli obiettivi da loro perseguiti. E neanche potrebbero fermarla, dato che sono presidiati solo 13 dei 57 valichi lungo gli oltre 200 chilometri di confine. Siamo di fronte a una misura simbolica e propagandistica che però, oltre a essere costosa, sottrae anche risorse umane ad attività che inciderebbero realmente sulla sicurezza delle nostre comunità, deviando 341 unità dal presidio del territorio. Il tutto mentre lavoratrici e lavoratori transfrontalieri soffrono inutili rallentamenti». «Il Regolamento Schengen considera il ripristino dei controlli alle frontiere interne una misura eccezionale, di extrema ratio, da utilizzare solo in presenza di minacce gravi e concrete alla sicurezza interna. Non uno strumento ordinario di gestione dei fenomeni migratori. Non uno slogan politico. Non un messaggio da mandare all'elettorato - conclude Massolino -. Per questo la richiesta della Commissione europea di porre fine a questi controlli non può essere liquidata con superficialità. È il richiamo al rispetto di regole che l'Italia ha contribuito a costruire e che tutti gli Stati membri sono tenuti ad osservare. Perché qui non stiamo discutendo soltanto di qualche posto di blocco. Stiamo discutendo dell'idea stessa di Europa. Di quel sogno europeo che ha trasformato confini che per secoli hanno diviso, separato e prodotto conflitti in luoghi di incontro e di libertà. Difendere Schengen significa difendere una delle conquiste più concrete e più preziose dell'integrazione europea. E noi non accetteremo che venga sacrificata sull'altare della propaganda».

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