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«Le dichiarazioni secondo cui bisognerebbe impedire ai cittadini di esprimersi sul nucleare perché i referendum sarebbero stati una “disgrazia” sono gravi e rivelano un approccio profondamente antidemocratico. Così come è grave e scientificamente inaccettabile sostenere che “il rischio sismico non esiste”, contravvenendo a ogni principio di comunicazione del rischio e discreditando i numerosi studi scientifici che dimostrano il contrario. Se la maggioranza di centrodestra ha cambiato idea rispetto alla nostra mozione di contrarietà al raddoppio della centrale di Krško, approvata all’unanimità nella passata legislatura, ha il dovere di dirlo chiaramente e aprire un confronto democratico su questo tema». Lo affermano i consiglieri regionali del Patto per l’Autonomia-Civica FVG Giulia Massolino e Massimo Moretuzzo, intervenendo nel dibattito sul nucleare e sull’ipotesi di ampliamento della centrale slovena di Krško. Secondo i due esponenti politici, «Ancora una volta si cerca di vendere il nucleare come una soluzione semplice, economica e imminente, quando la realtà racconta l’esatto contrario. Il nucleare non è praticabile come strumento per affrontare le sfide energetiche che abbiamo davanti oggi». Massolino e Moretuzzo richiamano i ritardi e gli aumenti dei costi registrati nella realizzazione di centrali nucleari in Europa, citando i casi di Flamanville e Hinkley Point, oltre alle recenti difficoltà registrate in Francia per l’eccessivo riscaldamento delle acque utilizzate per il raffreddamento degli impianti. I consiglieri criticano inoltre le aspettative riposte negli Small Modular Reactors, sottolineando che «I SMRs (Small Modular Reactors), di cui spesso abbiamo sentito parlare a sproposito anche da esponenti del Consiglio regionale, non sono certo una robetta da tenere in giardino: posto che al momento ci sono solo prototipi, si parla comunque di una dimensione di circa un terzo di un reattore tradizionale, e la produzione di materiale radioattivo (scorie) per assurdo può essere addirittura maggiore». Sul tema della sicurezza aggiungono: «Le tecnologie possono mitigare i rischi, non cancellare l’esistenza dei fenomeni naturali, e fare certe affermazioni è un atto di grave irresponsabilità». Per Giulia Massolino «la vera questione è che il nucleare continua a essere utilizzato come una promessa per il futuro, mentre le soluzioni disponibili ed efficaci da subito vengono sistematicamente trascurate, rallentando la vera transizione. Efficienza energetica, accumuli, reti intelligenti, comunità energetiche e fonti rinnovabili sono tecnologie già disponibili, installabili in tempi brevi e in grado di ridurre rapidamente la dipendenza dalle fonti fossili, senza sostituirla con una nuova dipendenza da elementi chimici non disponibili in Europa, con tutte le conseguenze geopolitiche ed economiche che questo comporta». In conclusione, Massimo Moretuzzo richiama la mozione approvata all’unanimità nella scorsa legislatura dal Consiglio regionale contro il raddoppio della centrale di Krško: «La Regione Friuli-Venezia Giulia farebbe bene a concentrarsi su come ridurre le bollette e aumentare l’autonomia energetica del territorio oggi, non a inseguire fantasie nucleari che, come ammettono gli stessi promotori, probabilmente non vedremo realizzate nemmeno nel prossimo decennio. E, soprattutto, dovrebbe rispettare le scelte democratiche della cittadinanza, invece di considerarle un ostacolo da aggirare, oltre che le scelte del Consiglio regionale stesso. Nel mandato scorso era stata approvata all’unanimità una nostra mozione che impegnava la Giunta Fedriga a ufficializzare la contrarietà all’espansione della centrale di Krško, considerate le criticità tecniche e di sicurezza, richiedendo l’avvio di un percorso di VIA transfrontaliera. Ci aspettiamo che quell’impegno venga rispettato. Il futuro energetico dell’Europa si costruisce aumentando l’autonomia delle comunità e dei territori, non moltiplicando i rischi legati al nucleare».
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