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Audizione sul testo presentato da AVS, Pd, Civici e M5S a prima firma del consigliere regionale Paolo Trande. Nel corso dei lavori sono intervenuti rappresentanti del mondo sanitario, accademico, sindacale, giuridico e associativo.
Prosegue in Commissione Politiche per la Salute dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna l’esame del progetto di legge sul suicidio medicalmente assistito, presentato dai gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico, Civici e Movimento 5 Stelle con primo firmatario il consigliere regionale Paolo Trande. Nel corso dell’audizione, presieduta dal presidente della Commissione Gian Carlo Muzzarelli, sono stati ascoltati medici, ricercatori, rappresentanti sindacali, giuristi e associazioni, che hanno espresso in larga parte un orientamento favorevole al testo, ad eccezione dell’associazione Pro Vita & Famiglia, contraria alla proposta. Aprendo i lavori, il presidente della Commissione Gian Carlo Muzzarelli ha sottolineato: «Non agire a livello nazionale non aiuta il lavoro delle Regioni». Muzzarelli ha quindi aggiunto: «Vivere fino all’ultimo giorno con dignità e senza sofferenza è un diritto. Il tema del fine vita non è solamente politico perché riguarda tante famiglie ed è giusto promuovere un sistema sanitario capace di prendersi cura delle persone nella lora interezza. L’autodeterminazione di ciascun individuo è una scelta personale e il ruolo delle istituzioni non è giudicare ma fare sì che avvenga in modo dignitoso e protetto». La relatrice di maggioranza, la consigliera regionale del Partito Democratico Alice Parma, ha spiegato che «la legge si prefigge di dare piena attuazione e garantire equità di accesso e medesime condizioni a tutti i pazienti emiliano-romagnoli che presentino i requisiti che rendono non punibile l’aiuto al suicidio, come da ripetute sentenze della Corte costituzionale». Parma ha inoltre evidenziato che «la proposta valorizza il ruolo del Servizio sanitario regionale, delle professionalità coinvolte e della relazione di cura, prevedendo verifiche rigorose, valutazioni multidisciplinari e il pieno coinvolgimento del paziente. Restano centrali l’informazione completa, l’accesso alle cure palliative e la possibilità di revocare in qualsiasi momento la propria richiesta: questa legge rispetta tutte le sensibilità. Riteniamo che una Regione abbia il dovere di utilizzare tutti gli strumenti che le proprie competenze consentono per tutelare i cittadini ed evitare disparità di trattamento». Di diverso avviso il relatore di minoranza, il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Nicola Marcello, che ha dichiarato: «Siamo contrari a ogni deriva che porti all’eutanasia, mentre siamo a favore del potenziamento delle cure palliative. Questa proposta di legge è una fuga in avanti da parte della Giunta e della maggioranza su una materia estremamente delicata che coinvolge aspetti etici, giuridici e sanitari fondamentali e che meriterebbe equilibrio, prudenza e rispetto delle competenze istituzionali. Mentre il Governo e il Parlamento stanno lavorando seriamente per individuare una disciplina nazionale condivisa sul tema, il centrosinistra in Regione decide improvvisamente di accelerare su una questione tanto delicata, rischiando di bloccare per settimane i lavori dell’Assemblea legislativa e lasciando in secondo piano le vere priorità degli emiliano-romagnoli». Nel corso della seduta è intervenuto anche l’assessore regionale alle Politiche per la Salute Massimo Fabi, che ha definito la proposta «un atto di civiltà». Tra gli interventi delle associazioni, Francesco Perboni di Pro Vita & Famiglia ha ribadito la propria contrarietà al testo: «La proposta va respinta. Se si inseriscono queste prestazioni nel Servizio sanitario regionale si mette la morte procurata tra le risposte pubbliche cambiando il volto del sistema sanitario. Ci sono rischi da evitare come abusi e abbandono delle persone sole e fragili. Il diritto di morire può essere percepito dal malato come “dovere di morire” per non essere di peso. Le cure palliative devono essere un prerequisito concreto per ridurre la domanda di suicidio assistito. La Regione deve prima di tutto garantire il diritto a essere curati, non organizzare la morte ma garantire fino in fondo la cura. L’autodeterminazione non è un valore assoluto: quando una persona è sola non dobbiamo trasformare la sua richiesta di morte in una prestazione sanitaria». Di segno opposto l’intervento della presidente della Società italiana di cure palliative, Danila Valenti, secondo cui «l’accesso alle cure è un diritto fondamentale della persona ed è doverosa la possibilità di scegliere sul fine vita». Valenti ha inoltre osservato che «le cure palliative esprimono massima efficacia quando sono applicate precocemente, non nel fine vita. Il paziente deve essere informato sulla possibilità di accedere alle cure palliative che devono essere proposte ma non obbligatorie. Cure palliative e suicidio assistito sono approcci diversi poiché rispondono a domande umane, cliniche ed etiche diverse». Favorevole anche Mario Riccio, medico anestesista e membro dell’Associazione Luca Coscioni, che ha definito apprezzabile il progetto di legge, sottolineando in particolare l’istituzione delle commissioni di valutazione multidisciplinari previste dal testo. Sostegno è stato espresso anche da Francesca Battista, responsabile del Dipartimento Welfare della CGIL, che ha dichiarato: «Il sindacato ha molto a cuore il benessere e i diritti delle persone ed è giusto garantire uno strumento per assicurarne l’autodeterminazione. Serve una legge regionale per offrire una presa in carico sollecita, certa e compatibile con le condizioni cliniche. L’auspicio è che si arrivi in tempi rapidi alla sua approvazione». Positivo anche il giudizio di Ludovica De Panfilis, ricercatrice dell’Università di Bologna e componente del Comitato regionale per l’etica nella clinica (Corec), che ha affermato: «Sono apprezzabili gli obiettivi del progetto di legge che sosteniamo fortemente». Nel dibattito sono intervenuti inoltre Donata Lenzi, già parlamentare, Pier Francesco Bresciani dell’Associazione Luca Coscioni, il professore ordinario di Diritto costituzionale dell’Università di Bologna Corrado Caruso, il docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia Matteo Caldironi, la psicologa e psicoterapeuta Luana Valletta e il segretario regionale di Anaao Assomed Francesco Feletti, che hanno espresso valutazioni favorevoli sulla necessità di una disciplina regionale, pur indicando alcuni possibili aspetti da approfondire durante l’iter legislativo. Il progetto di legge mira a regolamentare l’accesso al suicidio medicalmente assistito per i pazienti in possesso dei requisiti individuati dalla Corte costituzionale, prevedendo l’istituzione di Commissioni di valutazione multidisciplinari (CoVam) nelle diverse aree vaste del Servizio sanitario regionale, il coinvolgimento del Comitato regionale per l’etica clinica (Corec), la gratuità dell’intera procedura e la possibilità per il paziente di revocare in qualsiasi momento la propria richiesta.
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