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La riduzione a 30 giorni della validità delle ricette mediche, in vigore nel Lazio dal 1° febbraio, accende lo scontro politico sulla gestione delle liste d’attesa in sanità. Europa Verde Lazio critica duramente il provvedimento, giudicandolo inefficace e penalizzante per i cittadini. Secondo Alessandro Cavaliere, responsabile Sanità del movimento, la misura non accelera l’accesso alle cure ma interviene solo sul piano statistico. Accorciare la durata delle ricette, sostiene, significa far “sparire” i pazienti dalle liste d’attesa quando i tempi del sistema superano quelli imposti dal nuovo limite temporale, senza risolvere il bisogno reale di prestazioni sanitarie. In questo modo, i cittadini sarebbero costretti a ripetere l’iter burocratico, tornando dal medico di base e sostenendo nuovi costi. Europa Verde evidenzia anche le ricadute sulla qualità della cura. La necessità di usufruire rapidamente della prestazione, per evitare la scadenza della ricetta, rischierebbe di compromettere la continuità assistenziale, obbligando i pazienti ad accettare visite lontano dal proprio territorio o con professionisti che non conoscono la loro storia clinica, con effetti particolarmente critici per chi soffre di patologie croniche. Un ulteriore nodo riguarda il rapporto tra sanità pubblica e privata. Il provvedimento, secondo Cavaliere, potrebbe spingere sempre più cittadini verso il privato a pagamento, trasformandolo da strumento integrativo a scelta obbligata, con il rischio di escludere chi non dispone delle risorse economiche necessarie. Europa Verde Lazio chiede quindi alla Regione di rivedere immediatamente la misura e di intervenire sulle liste d’attesa con investimenti strutturali su personale e servizi, puntando ad aumentare l’offerta sanitaria piuttosto che a ridurre, di fatto, i diritti dei pazienti.
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