VICENZA - Cunegato (AVS) denuncia la crisi della Neuropsichiatria infantile: “Servizi in calo mentre crescono i bisogni, la Regione intervenga”


TG CIOCIARIA E LAZIO del 28 gennaio 2026

«È ora di dire basta. Così non si può andare avanti». È una presa di posizione netta e senza ambiguità quella di Lorenzo Tamaro, segretario regionale del Sindacato Autonomo di Polizia del Friuli Venezia Giulia, dopo il caso del giovane ucciso da un agente e la conseguente iscrizione automatica del poliziotto nel registro degli indagati. Tamaro denuncia con forza quello che definisce un meccanismo ormai insostenibile: «Mentre si lasciano i delinquenti impuniti e liberi di compiere nuovamente i loro crimini, si criminalizza chi, come gli operatori di Polizia, nel compimento del proprio dovere ha legittimamente difeso la propria vita e quella altrui». Ancora una volta, sottolinea il segretario del SAP FVG, «nell’esercizio delle nostre funzioni e obbligati all’uso delle armi è scattato in automatico il cosiddetto atto dovuto, con un’accusa estremamente grave come quella dell’omicidio volontario». Per il sindacato è necessario un cambio di passo immediato sul piano normativo. «Serve con urgenza un intervento normativo che preveda un periodo in cui possano essere effettuati tutti gli accertamenti di garanzia, ma senza che i poliziotti vengano indagati se possono sussistere cause di giustificazione del reato, quali la legittima difesa, l’adempimento del dovere, l’uso legittimo delle armi o lo stato di necessità». Solo al termine di questo periodo, secondo Tamaro, si dovrebbe procedere «con l’archiviazione o con il formale avviso di garanzia nel caso sussistano eventuali responsabilità». Il segretario regionale del SAP richiama poi l’attenzione sul contesto della sicurezza urbana, evidenziando come episodi simili a quello avvenuto a Milano non siano più confinati alle grandi metropoli. «Quanto accaduto a Milano può accadere ogni giorno in ogni città, anche nelle province del Friuli Venezia Giulia, dove l’utilizzo di armi da parte dei criminali, in particolare coltelli, è sempre più drammaticamente frequente». Trieste, Udine, Gorizia e Pordenone, avverte Tamaro, «non sono più indenni da una certa criminalità che in passato era radicata solo nelle metropoli e nelle grandi città come Milano». Durissime anche le parole rivolte a chi, nel dibattito pubblico, accosta il caso italiano ad episodi avvenuti all’estero. «Chi compara quanto accaduto a Milano con l’episodio di Minneapolis lo fa in maniera strumentale, in malafede o in maniera del tutto ideologica, mostrando ancora una volta disprezzo e allergia nei confronti delle “divise”». Per Tamaro, su questa vicenda «non ci sono se e ma» e «non ci possono essere ambiguità». La conclusione è perentoria: «È tutto chiaro. O si sta dalla parte delle forze dell’ordine oppure si è dalla parte dei criminali».
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