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I consiglieri regionali del Partito Democratico Laura Fasiolo, Manuela Celotti e Massimiliano Pozzo esprimono forti perplessità sul disegno di legge regionale n. 86, dedicato al riordino del sistema delle autonomie locali e alla reintroduzione delle Province in Friuli Venezia Giulia. Le critiche sono state formulate a margine della seduta della V Commissione consiliare, convocata per l’illustrazione del provvedimento. Secondo gli esponenti dem, la riforma sarebbe stata elaborata senza un adeguato coinvolgimento dei territori e delle parti interessate, lasciando aperti numerosi interrogativi sul ruolo e sulle future competenze dei nuovi enti provinciali. Laura Fasiolo punta il dito contro il metodo seguito nella predisposizione del testo, parlando di «fretta e superficialità nell’impostazione del provvedimento». A suo giudizio, «una riforma di questo tipo dovrebbe invece essere costruita attraverso un percorso partecipato e dal basso». La consigliera ritiene che fosse necessario «ascoltare i territori, prendere atto delle specificità (transfrontalierità), ascoltare più audizioni, valutare anche un’eventuale revisione dei confini provinciali, privilegiando un’analisi preventiva rispetto a modifiche successive in corso d’opera». Fasiolo evidenzia inoltre «dubbi anche sull’impatto organizzativo ed economico delle nuove funzioni, che comporterebbero inevitabilmente un incremento del fabbisogno di personale». La consigliera critica anche le valutazioni positive espresse sugli Enti di decentramento regionale, osservando che l’assessore «valuta positivamente l’operato degli Edr, enti definiti funzionanti e ben strutturati, per costituirne intorno alle competenze in essere, edilizia scolastica superiore e strade provinciali, la principale funzione delle future Province. Organismi a oggi nebulosi, dalle competenze incerte».
Manuela Celotti sottolinea invece come «dopo otto anni si arrivi a discutere un testo che non è stato adeguatamente condiviso con gli enti locali», evidenziando «l’assenza di un confronto preventivo con Commissione, Comuni, Cal e parti sociali, un passaggio necessario prima dell’elaborazione normativa». La consigliera rileva inoltre «la mancanza di chiarezza riguardo alle finalità, alla struttura e al livello istituzionale dei nuovi enti, oltre che sulle competenze da trasferire dalla Regione». A suo avviso, «il testo presenta una forte vaghezza e rischia di generare sovrapposizioni tra funzioni di Comuni e Province». Celotti manifesta preoccupazione anche per le possibili conseguenze sugli organici degli enti locali, parlando del «rischio di un ulteriore depauperamento degli organici comunali». La consigliera aggiunge che occorre comprendere «a che punto sia il confronto tra le Direzioni sulla cessione delle competenze e se vi sia stato un coordinamento complessivo in Giunta», ribadendo infine che «le Province dovrebbero configurarsi come enti di secondo livello composti dai sindaci».
Anche Massimiliano Pozzo esprime dubbi sul contenuto del provvedimento. Secondo il consigliere, «essendo questa una legge che istituisce un nuovo ente, ci si aspetterebbe chiarezza tecnica sulle competenze, le quali al momento risultano poche, mentre per altre si rimanda genericamente a leggi successive senza garanzie sui tempi e modi, facendo sorgere il dubbio che in realtà siano state le Direzioni a non aver voluto cedere competenze amministrative al futuro ente». Pozzo chiede inoltre «chiarimenti su prossime assunzioni e prossimi concorsi, anche per il timore che i Comuni stanno sollevando su un’ulteriore possibile fuga di dipendenti comunali nel momento dell’istituzione di un nuovo ente». Tra le criticità evidenziate dal consigliere vi è infine l’assenza di riferimenti alle Comunità volontarie ed ex lege nel testo normativo. Pozzo osserva che «stanno operando bene e hanno diverse competenze, in una norma dove si parla dei livelli di governo come Regione, Province e Comuni, non possono non essere citate, essendo comunità di Comuni». A suo giudizio, «il fatto che non ci sia un richiamo esplicito normativo fa pensare che con l’arrivo delle Province corrano il rischio di essere soppiantate e sarebbe un enorme danno proprio per i Comuni».
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