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Ha aperto le sue porte a Bagno a Ripoli “Casa Gemma”, l’immobile confiscato alla criminalità organizzata e trasformato in una struttura di co-housing destinata a persone in condizioni di fragilità abitativa. Alla cerimonia inaugurale hanno partecipato la vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop, il sindaco e presidente della Società della Salute Fiorentina Sud-Est Francesco Pignotti, rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine e del Terzo settore. La villetta, situata in via Roma e trasferita al Comune nel 2023, è stata completamente riqualificata grazie a un finanziamento regionale di 345.500 euro e a ulteriori risorse comunali. La struttura potrà ospitare fino a dieci persone e offrirà percorsi di accoglienza temporanea finalizzati al recupero dell’autonomia abitativa e sociale. «Oggi Casa Gemma apre le sue porte e con esse si apre un nuovo capitolo per questa comunità che lancia un messaggio forte contro le mafie e l’illegalità» ha dichiarato la vicepresidente della Regione Toscana, Mia Diop. «Sono molto orgogliosa che la Regione abbia dato un contributo importante e ringrazio il Comune di Bagno a Ripoli e le organizzazioni del Terzo settore che hanno saputo trasformare questa villetta sottratta alla criminalità organizzata in un luogo di inclusione». Soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco Francesco Pignotti: «Alla mafia abbiamo risposto con un progetto che pensa ai più fragili, all’insegna della legalità e dell’inclusione sociale. Tutto ciò è stato possibile grazie al gioco di squadra tra istituzioni, forze dell’ordine, mondo del Terzo settore e associazioni». La gestione della struttura è affidata alla Fondazione Solidarietà Caritas, in collaborazione con il Consorzio CoeSO e la cooperativa sociale Arca. Il presidente della Fondazione, Marco Seracini, ha sottolineato come Casa Gemma rappresenti «un luogo di cura e di comunità» nato là dove un tempo vi erano sopraffazione e illegalità. La residenza dispone di sette camere, sei bagni e spazi comuni condivisi, tra cui cucina, mansarda, terrazzo e giardino. Parte degli arredi è stata donata da Ikea Firenze nell’ambito del progetto “Un posto da chiamare casa”. Con l’ingresso dei primi ospiti prende così avvio un progetto che unisce legalità, inclusione sociale e sostegno alle persone più vulnerabili, restituendo alla comunità un bene sottratto alla criminalità organizzata.
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