TRIESTE - Illustrata l'attivitą del Nucleo Formazione della Polizia Locale tra educazione stradale, prevenzione e autodifesa


CECCANO - Il sindaco difende la Festa di San Giovanni: «Un format diverso con una gestione trasparente» Il sindaco Andrea Querqui: «I cittadini posso

Il segretario nazionale Gianluca Giuliano: «Non possiamo accettare che il diritto costituzionale alla salute sia subordinato al codice postale di residenza».
La UGL Salute interviene dopo la pubblicazione del Rapporto annuale SDO 2024 del Ministero della Salute sulla mobilità sanitaria interregionale, denunciando le persistenti disuguaglianze nell’accesso alle cure tra le diverse aree del Paese. Il segretario nazionale Gianluca Giuliano sottolinea come i dati confermino una situazione ormai strutturale: «I numeri emersi dal documento del Ministero non fanno altro che fotografare, con la spietata freddezza dei dati, una realtà che denunciamo da anni: la mobilità sanitaria non è un fenomeno passeggero ma una vera e propria piaga strutturale, una criticità del sistema che costringe quasi un cittadino su dieci, per la precisione 691.640 persone in un solo anno, a fare le valigie per andare a curarsi lontano da casa». Secondo il sindacato, la scelta del luogo di cura non dovrebbe essere dettata dalle carenze dei servizi sanitari territoriali. «Non possiamo accettare che il diritto costituzionale alla salute sia subordinato al codice postale di residenza e che questa situazione diventi l’ennesima tassa occulta sulla pelle dei lavoratori e delle famiglie più fragili; la nostra posizione sul turismo sanitario è netta: la libertà di scelta è un valore, ma quando si trasforma in una fuga disperata, allora siamo di fronte al crollo dell’equità sociale», afferma Giuliano, richiamando il divario tra le regioni del Centro-Nord, che registrano saldi positivi di ricoveri, e quelle del Mezzogiorno, caratterizzate da consistenti flussi in uscita. Il segretario nazionale evidenzia inoltre le ricadute economiche della mobilità sanitaria sulle regioni meridionali: «Questo dissanguamento non è solo una statistica sulla percezione della qualità, ma si traduce in un trasferimento miliardario di risorse pubbliche dal Meridione al Settentrione, impoverendo ulteriormente i bilanci delle Regioni in difficoltà, bloccando le assunzioni del personale e impedendo gli investimenti tecnologici necessari per modernizzare gli ospedali del Mezzogiorno. Così l’assistenza in alcune regioni resta un miraggio». La UGL Salute chiede quindi un intervento nazionale per ridurre le disparità territoriali e rafforzare il sistema sanitario. «Per noi è giunto il momento di dire basta a questa sanità a doppio binario: non servono più soluzioni tampone, ma un grande Piano Nazionale di riequilibrio territoriale guidato dal Ministero della Salute che imponga standard assistenziali identici in ogni angolo del Paese, valorizzando le eccellenze locali, potenziando la medicina del territorio e garantendo la dignità dei professionisti sanitari del Sud che lavorano in condizioni di perenne emergenza, perché una nazione civile non può tollerare che la salute sia un privilegio di chi può permettersi un biglietto del treno verso il Nord», conclude Giuliano.
Potrebbe piacerti anche...
Non ci sono media correlati