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"L'approvazione delle ultime istanze ministeriali sul progetto della 'Via del Mare', la superstrada a pedaggio destinata a collegare l'autostrada A4 al litorale di Jesolo attraversando i territori di Roncade, Meolo e San Donà, ci impone una riflessione di merito che non può essere liquidata con i soliti trionfalismi di facciata: si tratta di un'opera impattante sul territorio e dai costi previsti già raddoppiati e una concessione di 32 anni. Detto senza giri di parole: le infrastrutture viarie per alleviare i disagi legati ai flussi turistici stagionali sono senza dubbio un obiettivo condivisibile, ma il metodo con cui la Regione continua a calare dall'alto queste grandi opere è profondamente sbagliato, miope e potenzialmente dannoso. Si rischiano più danni che benefici.”
La presa di posizione è dei consiglieri regionali Riccardo Szumski e Davide Lovat (Resistere Veneto).
“L'esperienza drammatica della Superstrada Pedemontana Veneta (SPV) dovrebbe pur aver insegnato qualcosa all'amministrazione regionale – puntualizzano i due consiglieri regionali – La lezione della Pedemontana è lì a dimostrare come non ci si possa più basare ciecamente su fumosi studi di flusso, ipotetici dati statistici o simulazioni matematiche fatte a tavolino, le quali poi, alla prova dei fatti finanziari e del traffico reale, si rivelano clamorosamente sovrastimate, lasciando i costi di gestione sulle spalle dei contribuenti. Siamo già passati da un preventivo di 188 milioni arrivato a 400 milioni di euro. Non possiamo permettere che la 'Via del Mare' si trasformi nel secondo atto di questo identico copione. A maggior ragione se pensiamo alle pesanti ricadute che l'opera rischia di riversare sui nodi stradali retrostanti, a partire da Silea e dall'innesto con la Treviso-Mare, dove i sindaci del territorio stanno già lanciando l'allarme per il concreto pericolo di un congestionamento totale della viabilità locale.”
“La politica regionale non può piegarsi esclusivamente agli interessi di una sola parte di cittadini o di categorie economiche, magari meglio organizzate e dotate di una capacità di lobby superiore rispetto alle comunità locali – affermano Szumski e Lovat - Un'opera che impatta in modo così radicale sull'ambiente, sull'agricoltura e sulla viabilità ordinaria dei comuni dell'entroterra necessita di una condivisione del territorio molto più ampia, trasparente e autenticamente democratica. Non sappiamo ancora se il progetto esecutivo sia stato formalmente depositato dal concessionario e se sia stato validato e approvato; se l’operazione abbia raggiunto il closing finanziario e la piena bancabilità; se lo studio del traffico lungo la SR 89 affidato a Veneto Strade SPA risulti ancora attuale alla luce dei progetti afferenti all’area della rotatoria Frova, considerati i nuovi raccordi previsti per l’asse Jesolo-Cavallino e Jesolo-Cortellazzo.”
“Come abbiamo già avuto modo di ribadire in passato sul tema delle grandi opere viarie e della gestione del territorio, non si fa il bene del Veneto forzando la mano contro il parere delle amministrazioni locali e ignorando i dubbi sollevati dai sindaci e dai comitati, che giustamente si oppongono a una logica che penalizza i residenti a favore dei soli flussi stagionali o di passaggio – osservano i consiglieri - Il consenso non si costruisce ignorando i territori di transito a favore dei soli territori di arrivo. Chiediamo che la Regione si fermi e apra un tavolo di confronto reale: servono garanzie assolute sulla sosteniabilità economico-finanziaria, opere complementari adeguate per i comuni attraversati e per l'intera direttrice di Silea, ed esenzioni reali dai pedaggi per i cittadini residenti.”
“L'efficienza infrastrutturale non può viaggiare separata dal rispetto democratico delle nostre comunità.", concludono Szumski e Lovat.
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