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Più posti per rispondere all’invecchiamento della popolazione, ma senza penalizzare il sistema pubblico e garantendo un accesso equo ai servizi. È la posizione espressa dai consiglieri regionali del Partito Democratico Nicola Conficoni, Manuela Celotti e Laura Fasiolo a margine della seduta della III Commissione, chiamata a esprimere il proprio parere sulle delibere della Giunta regionale relative al fabbisogno di servizi semiresidenziali e di posti letto per anziani non autosufficienti. “L’aumento del fabbisogno - evidenzia Conficoni - va affrontato innanzitutto rafforzando l’invecchiamento attivo, la domiciliarità e nuove forme dell’abitare come il cohousing. Le residenze per anziani restano però un tassello fondamentale e la loro crescita non può avvenire penalizzando il sistema pubblico, che garantisce servizi di qualità e costi più sostenibili per le famiglie”. Il consigliere ha inoltre chiesto che la Regione sostenga l’ampliamento delle strutture pubbliche, acceleri il convenzionamento dei posti letto e chiarisca il tema dell’Ilia, estendendo alle case di riposo le stesse tutele fiscali previste a livello nazionale per l’Imu. Sulla stessa linea la consigliera Manuela Celotti, secondo cui “il sistema pubblico delle case di riposo continua a garantire servizi di qualità e rette mediamente più contenute e deve quindi essere protagonista nell’ampliamento dell’offerta necessario a rispondere al nuovo fabbisogno regionale”. Celotti ha inoltre ribadito la necessità di un fondo straordinario pluriennale per sostenere gli investimenti delle strutture pubbliche, sottolineando come il convenzionamento solo parziale dei posti letto determini disparità tra le famiglie. Il Partito Democratico ha quindi annunciato l’astensione sul provvedimento, dichiarando di condividerne alcuni obiettivi ma di voler presentare emendamenti in Aula per rafforzare le garanzie a tutela del sistema pubblico. Nel corso del dibattito la consigliera Laura Fasiolo ha infine richiamato l’attenzione sull’aumento delle liste d’attesa e sugli squilibri territoriali nell’offerta dei servizi, citando il caso dell’Alto Isontino, dove manca un centro diurno Alzheimer nonostante le ripetute richieste e l’elevata incidenza delle patologie dementigene tra la popolazione anziana.
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