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TRIESTE - Scoperti due anelli di gas attorno a una stella morta: lo studio dell'Università di Trieste pubblicato su Nature Astronomy

Aggiunto il: 27/10/2026
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Due anelli concentrici di gas attorno a una stella morta, probabilmente modellati da altrettanti corpi planetari sopravvissuti alla distruzione del loro sistema. È la scoperta di un gruppo internazionale di ricercatori guidato da Nicola Pietro Gentile Fusillo, docente di Astronomia dell’Università di Trieste e associato all’INAF-Osservatorio Astronomico di Trieste, al centro di uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Astronomy. La struttura, mai osservata prima attorno a una nana bianca, circonda la stella WD J1328−1450, situata a circa 1.600 anni luce dalla Terra. Attraverso lo spettrografo X-shooter del Very Large Telescope, in Cile, gli astronomi hanno individuato due distinti anelli gassosi, separati da una regione nella quale il gas non è stato rilevato e immersi in un più ampio disco di polveri. L’anello interno si estende da circa 100mila a 240mila chilometri dalla stella, mentre quello esterno raggiunge oltre 1,3 milioni di chilometri. Le osservazioni effettuate tra il 2021 e il 2023 hanno inoltre evidenziato la stabilità della struttura. Secondo i ricercatori, i due anelli potrebbero essere alimentati da corpi planetari ancora integri, la cui presenza sarebbe suggerita anche dalle differenti concentrazioni di magnesio e calcio rilevate nel gas. «Non vediamo direttamente i due corpi planetari, ma possiamo riconoscere la loro probabile presenza dalla forma e dalla composizione del gas», spiega Gentile Fusillo. I modelli indicano che il corpo più interno potrebbe avere dimensioni non superiori a quelle di un asteroide, mentre quello esterno potrebbe raggiungere quelle della Luna. La scoperta apre nuove prospettive sulla comprensione dell’evoluzione dei sistemi planetari dopo la morte delle loro stelle, contribuendo anche allo studio del futuro del Sistema Solare. Alla ricerca hanno collaborato le università di Warwick e Kiel, l’Imperial College London e la Universidad Técnica Federico Santa María, con finanziamenti del Ministero dell’Università e della Ricerca e dello European Research Council.

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