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Sostenere le imprese dell’autotrasporto alle prese con l’aumento dei costi e, contemporaneamente, sviluppare alternative al trasporto su gomma per rendere più resistente la catena logistica nazionale. È la posizione espressa da Pietro Serbassi, segretario generale di FAST-Confsal, in relazione alle proteste degli autotrasportatori che nei giorni scorsi hanno provocato blocchi stradali e disagi alla distribuzione delle merci nel Sud Italia. Al centro del confronto con il Governo, culminato nel tavolo convocato al ministero delle Infrastrutture per il 27 ottobre, figurano il costo del gasolio e i tempi dei rimborsi. Il decreto del 22 ottobre ha previsto ulteriori 105,2 milioni di euro per il credito d’imposta sul carburante destinato ai mezzi pesanti e la possibilità di sospendere i canoni di leasing fino al 31 marzo 2027. Misure che, secondo il sindacato, offrono un sostegno economico immediato senza tuttavia risolvere le vulnerabilità strutturali del sistema. I recenti blocchi hanno infatti determinato difficoltà sia nei collegamenti tra produttori e centri distributivi sia nelle consegne verso i punti vendita, con ripercussioni segnalate da Federdistribuzione e dal comparto agricolo. FAST-Confsal propone quindi di rafforzare il trasporto intermodale, prendendo a riferimento l’esperienza delle Autostrade del mare, i cui collegamenti settimanali sono passati da 202 nel 2004 a 291 nel 2024, secondo i dati del rapporto Censis presentato da RAM. Tre le priorità indicate: migliorare l’affidabilità degli orari e dei raccordi tra le diverse modalità di trasporto, garantire continuità e prevedibilità agli incentivi per ferrovia e navigazione e individuare i territori maggiormente dipendenti da singoli collegamenti stradali. Sul fronte degli aiuti, Serbassi richiama il programma Sea Modal Shift, con una dotazione di 12 milioni di euro per l’annualità 2025-2026, e la riduzione delle risorse previste per il Ferrobonus. Il sindacato evidenzia inoltre i potenziali benefici ambientali del trasporto ferroviario, precisando che le emissioni effettive devono essere valutate in relazione ai singoli percorsi.
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