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PARMA - Maxi parco eolico sull’Appennino parmense

Fiazza (Lega) chiede lo stop: la Regione segnala criticità ambientali e paesaggistiche
Aggiunto il: 28/01/2026
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Il progetto di realizzazione di un maxi impianto eolico sull’Appennino parmense finisce al centro del confronto politico in Regione Emilia-Romagna. A sollevare la questione è Tommaso Fiazza, consigliere regionale della Lega, che in commissione ha presentato un’interrogazione sui due progetti denominati Parma A e Parma B, attualmente all’esame del Ministero dell’Ambiente. Secondo Fiazza, l’intervento previsto avrebbe un impatto insostenibile sui territori delle valli del Taro e del Ceno, coinvolgendo i comuni di Borgotaro, Bedonia, Compiano, Bardi, Bore e Valmozzola, oltre a Morfasso nel Piacentino. Il maxi parco sarebbe composto da quarantasette pale eoliche alte 125 metri, collocate lungo i crinali appenninici. «L’impatto per i territori interessati diverrebbe insostenibile dal punto di vista ambientale, a causa di cementificazioni, sbancamenti e infrastrutture necessari per la messa in opera di pale eoliche di tali dimensioni», ha spiegato il consigliere. Per il solo progetto Parma A, ha aggiunto, «si parlerebbe di quattro anni di lavoro e del transito di oltre 20mila camion», con effetti pesanti sull’assetto paesaggistico, sullo skyline appenninico e sull’attrattività turistica, «danneggiandone in maniera irreversibile l’economia». Fiazza ha inoltre richiamato la contrarietà emersa nei territori durante gli incontri pubblici, sottolineando come amministratori locali e tessuto economico abbiano espresso preoccupazione per un’operazione che rischierebbe di incidere negativamente su aree già segnate da spopolamento. Da qui la richiesta alla Regione di esprimere un parere contrario, di chiarire il ruolo del proprio rappresentante nella commissione tecnica ministeriale e di collaborare con il Governo per una normativa che eviti progetti definiti “speculativi”. A rispondere in commissione è stata l’assessora regionale all’Ambiente Irene Priolo, che ha evidenziato innanzitutto le difficoltà operative delle Regioni nel quadro normativo nazionale. «In fase di conversione del decreto 175 sulla definizione delle aree idonee non è stato dato tutto questo margine alle Regioni», ha spiegato Priolo, ricordando come emendamenti condivisi da amministrazioni di diverso colore politico non siano stati accolti, rendendo «difficile agire a beneficio dei territori» e complessa anche la futura legge regionale sulle aree idonee. Entrando nel merito dei progetti, l’assessora ha chiarito che «per quanto riguarda il progetto Parma B non siamo nemmeno nella fase amministrativa», mentre per il Parma A «si è chiusa la fase di presentazione delle osservazioni». Su quest’ultimo, ha precisato Priolo, la Regione ha rilevato «diversi profili di criticità ambientale, geologica e paesaggistica». La documentazione, ha aggiunto, «appare inadeguata e presenta elementi di non sostenibilità», motivo per cui sono state inviate osservazioni formali, accogliendo le preoccupazioni espresse dai territori coinvolti. Nella replica finale, Fiazza ha espresso apprezzamento per la posizione assunta dalla Regione sul progetto Parma A, giudicandola utile anche in prospettiva di un eventuale stop al Parma B. «Sulla legge relativa alle aree idonee è interesse comune trovare una via condivisa», ha concluso il consigliere, ribadendo la necessità di una strategia che coniughi transizione energetica e tutela dell’Appennino parmense.

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