FARRA D'ISONZO - Adottata la Carta etica per lo sport femminile, Bullian: «Sia estesa ad altri Comuni>


FROSINONE - Open day a Ostetricia e Ginecologia dello Spaziani, circa 150 partecipanti

Carmine Lanni, originario di Sant'Elia Fiumerapido e residente a Castrocielo, ha raggiunto lo scorso 15 settembre la vetta del Monte Ararat, a 5.137 metri di altitudine. L'ascesa, iniziata da quota 2.200 metri, lo ha portato prima al Campo 1, a 3.400 metri, e successivamente al Campo 2, a 4.200, da dove è partito a mezzanotte per affrontare l'ultimo tratto. Le condizioni più difficili si sono presentate intorno ai 4.800 metri, con vento a circa 60 chilometri orari e temperature fino a 15 gradi sotto zero. «Sono stati cinque minuti interminabili: ho pianto e volevo rinunciare. Ma la guida mi ha incitato e ho continuato», racconta Lanni. Alle 5 del mattino è quindi arrivato in vetta alla montagna legata alla tradizione biblica dell'Arca di Noè. «Ci siamo abbracciati e abbiamo pianto. In quel momento ho capito che tutta la sofferenza era valsa la pena». Per Lanni si tratta di una nuova impresa dopo la conquista del Kilimangiaro nel 2022, sebbene consideri l'Ararat una prova ancora più impegnativa. «La montagna è sofferenza, paura e fatica, ma è anche libertà. Lassù sei solo davanti a te stesso. Ed è proprio questo che amo: la montagna non ti regala niente, ogni passo devi conquistartelo». Dopo oltre sette ore di discesa è arrivato il ritorno a valle, al termine di un'esperienza che Lanni ha dedicato soprattutto a sé stesso, anche alla luce di un grave incidente vissuto negli ultimi anni.
Potrebbe piacerti anche...


Non ci sono media correlati