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Fratelli d’Italia porta in Aula il tema della possibile fusione tra Aziende sanitarie in Emilia-Romagna. I consiglieri regionali Giancarlo Tagliaferri, primo firmatario, e Priamo Bocchi hanno presentato un’interrogazione alla giunta per chiedere di chiarire le motivazioni organizzative ed economiche che stanno alla base di un’ipotesi di accorpamento emersa durante i recenti lavori consiliari. “Occorre dettagliare se esistono, anche solo in forma preliminare, studi di fattibilità relativi a questi processi”, affermano i due esponenti di FdI. La richiesta si inserisce in un contesto che, sottolineano, vede le organizzazioni sindacali lamentare da tempo “mancanza di informazione adeguata e di reale coinvolgimento dei lavoratori” su decisioni che potrebbero avere conseguenze dirette sui livelli occupazionali e sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini. Secondo Tagliaferri e Bocchi, il modello di governance sanitaria necessita di trasparenza e garanzie di partecipazione, soprattutto a fronte di scelte strategiche come una riorganizzazione su larga scala. I consiglieri ricordano come già nel 2022 il governo nazionale abbia ridefinito l’assetto dell’assistenza territoriale, indicando la necessità di modelli più flessibili e partecipati. E aggiungono che le risorse stanziate con l’ultima legge di bilancio – oltre 3 miliardi di euro, parte dei quali destinati al personale – puntano su stabilizzazione dei precari e potenziamento della medicina territoriale. Nell’interrogazione, oltre alla richiesta di chiarire se siano stati attivati tavoli di confronto con sindacati e professioni sanitarie, FdI chiede se la Regione intenda garantire un percorso strutturato di partecipazione dei lavoratori e come le eventuali riorganizzazioni si collochino rispetto alle risorse del PNRR e alle linee guida ministeriali. Un focus specifico riguarda Parma: “Vogliamo sapere se vi siano reali motivazioni che hanno finora impedito la fusione tra l’AUSL e l’Azienda Ospedaliera Universitaria”, concludono Tagliaferri e Bocchi.
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